Concessioni pozzi irrigui in Puglia 2025: novità su agricoltura biologica e integrata

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Concessioni pozzi irrigui in Puglia 2025: novità su agricoltura biologica e integrata

Nel 2025 la Regione Puglia ha introdotto importanti cambiamenti normativi riguardanti le concessioni per l’estrazione di acque da pozzo a uso irriguo. Queste novità, inserite nella Legge Regionale n. 42/2024, hanno ampliato le possibilità per le aziende agricole di ottenere (o rinnovare) le concessioni, includendo tra i beneficiari non solo gli operatori biologici ma anche quelli che adottano pratiche di agricoltura integrata. Di seguito analizziamo in dettaglio la nuova norma, il contesto da cui nasce, le motivazioni del cambiamento, le reazioni delle associazioni di categoria e le implicazioni pratiche, senza trascurare le criticità emerse nella fase attuativa.

Contesto: siccità e vecchia normativa restrittiva

Un pozzo aziendale per l’irrigazione nelle campagne della Puglia (provincia di Foggia)

La Puglia è notoriamente una delle regioni italiane più aride e vulnerabili alla siccità. Basti pensare che vi cadono in media solo 640 mm di pioggia all’anno, il valore più basso tra le regioni d’Italia, e di questa acqua ben l’89% va perduto (disperso senza essere trattenuto)​. La crisi idrica si è aggravata negli ultimi anni: a inizio 2025 i principali invasi registravano volumi drasticamente ridotti rispetto all’anno precedente. Ad esempio, la diga di Occhito sul Fortore disponeva di appena 31,5 milioni di m³ d’acqua, contro i 115 milioni di m³ di gennaio 2024 – un calo di oltre 83 milioni in dodici mesi​. Questa situazione estrema mette a rischio l’approvvigionamento irriguo per le colture, rendendo vitali le risorse idriche sotterranee (pozzi) ma allo stesso tempo imponendo una gestione sostenibile per evitare il depauperamento delle falde e l’inquinamento (ad esempio da nitrati).

Fino al 2024 la normativa pugliese sui pozzi irrigui era piuttosto restrittiva nelle aree sensibili. In particolare, nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN) la Regione aveva subordinato il rilascio di nuove concessioni per l’estrazione di acque sotterranee a uso irriguo – nonché il rinnovo di quelle esistenti – a un requisito stringente: la riconversione delle colture ad agricoltura biologica su almeno il 70% della superficie interessata​. In altre parole, un agricoltore operante in un’area dichiarata vulnerabile ai nitrati poteva ottenere (o mantenere) l’autorizzazione ad attingere acqua da un pozzo solo impegnandosi a coltivare in regime biologico la gran parte dei suoi terreni. Questa misura era stata introdotta come parte delle azioni di tutela delle acque dall’inquinamento da nitrati – in linea con la Direttiva Nitrati 91/676/CEE – poiché l’agricoltura biologica, escludendo l’uso di concimi chimici azotati, riduce significativamente il rilascio di nitrati nelle falde.

Le richieste di modifica da parte degli agricoltori

Coldiretti Puglia si è fatta portavoce delle istanze degli agricoltori, lanciando l’allarme sugli effetti della regola. In una lettera ufficiale inviata a dicembre 2024 all’Assessore regionale all’Agricoltura, Coldiretti ha chiesto un intervento urgente per modificare la normativa​ proponendo una soluzione più equilibrata: prevedere che le concessioni per nuovi pozzi o i rinnovi potessero essere concessi non solo alle aziende in regime biologico, ma anche a quelle in regime di agricoltura integrata.

La svolta normativa: L.R. 42/2024 e concessioni aperte all’integrato

Le istanze degli agricoltori sono state accolte dall’amministrazione regionale sul finire del 2024. La Giunta e il Consiglio regionale hanno provveduto a inserire le modifiche richieste all’interno della Legge Regionale 31 dicembre 2024, n. 42 (legge di stabilità regionale 2025), approvata proprio a fine anno​. L’articolo 183 di questa legge ha modificato le Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque (aggiornamento 2015-2021) nella parte riguardante le concessioni di derivazione da pozzi irrigui in ZVN. In pratica, è stato eliminato l’obbligo esclusivo del biologico, introducendo soluzioni alternative equivalenti. Oggi la regola prevede che, nelle zone vulnerabili ai nitrati, per ottenere il rilascio di una nuova concessione di prelievo da pozzo a fini irrigui (o il rinnovo di una concessione esistente), l’azienda agricola debba soddisfare uno dei seguenti requisiti​:

  • Conversione al biologico: impegno a convertire ad agricoltura biologica almeno il 70% delle colture nell’area interessata (come in precedenza).
  • Adozione del SQNPI (produzione integrata): adesione al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, con pratiche colturali conformi al disciplinare di produzione integrata approvato annualmente dalla Regione (DPI regionale)​.
  • Gestione integrata della fertilizzazione: applicazione dei protocolli dell’agricoltura integrata in materia di fertilizzanti, documentando il rispetto dei limiti fissati dal disciplinare regionale (es. apporti di azoto) e registrando i trattamenti nel Quaderno di Campagna​.

In altri termini, la partecipazione al SQNPI – certificazione che attesta l’adozione di tecniche di produzione integrata – è stata equiparata alla conversione biologica ai fini dell’ottenimento dell’acqua dai pozzi. Inoltre, anche senza certificazione SQNPI formale, un’azienda può accedere alla concessione dimostrando di seguire i criteri dell’integrato nella gestione delle concimazioni (rispettando il cosiddetto DPI, Disciplinare Produzione Integrata regionale)​. Questa terza opzione è pensata per chi, pur non avendo una certificazione SQNPI, adotta comunque tecniche agronomiche a basso impatto e può provarlo con opportuna documentazione.

Riferimenti normativi e modalità operative

La L.R. 42/2024 dettaglia anche le modalità pratiche con cui gli agricoltori devono attestare il rispetto di tali condizioni. In fase di presentazione dell’istanza di concessione, è richiesta una autocertificazione che dichiari l’impegno scelto e alcuni allegati comprovanti la situazione aziendale. Ad esempio, per avvalersi dell’alternativa integrata senza certificazione SQNPI, occorre allegare: analisi del suolo aggiornate, un piano di fertilizzazione dal quale risulti il rispetto dei limiti imposti dal disciplinare integrato regionale, e un piano colturale che illustri le rotazioni/colture praticate​. Chi invece opta per l’adesione al SQNPI deve autocertificare di aver presentato la domanda di certificazione al sistema nazionale competente​(mentre chi converte al biologico allega la notifica di avvio conversione sul portale regionale dedicato​). Queste precauzioni servono a vincolare formalmente l’azienda agli impegni dichiarati: nel decreto finale di concessione, infatti, verranno riportate le prescrizioni da rispettare (mantenere il regime bio o integrato dichiarato) e i riferimenti alle norme del Programma d’Azione Nitrati vigenti in quella zona​.

In parallelo alla modifica dell’art.28 comma 5 (quello relativo ai pozzi irrigui nelle ZVN), la legge regionale ha apportato un aggiustamento anche all’art.53 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque​. Quest’ultimo articolo prevedeva una sospensione generalizzata del rilascio di nuove concessioni di acque di falda a fini irrigui o industriali in Puglia (misura dettata dalla scarsità della risorsa idrica). La L.R. 42/2024 ha confermato tale sospensione ma ovviamente fa salve le eccezioni introdotte per l’agricoltura biologica/integrata nelle zone nitrati​. In pratica, al di fuori delle ZVN restano forti limitazioni alle nuove derivazioni da falda (per contenere l’emergenza idrica), mentre all’interno delle ZVN le concessioni continuano ad essere consentite ma subordinatamente al rispetto dei criteri ambientali sopra descritti.

Reazioni del mondo agricolo e considerazioni delle parti in causa

La correzione normativa è stata accolta con soddisfazione dagli agricoltori, in primis da Coldiretti che ne era stata la promotrice. A decisione avvenuta, Coldiretti Puglia ha infatti potuto annunciare che era stato “scongiurato l’obbligo di riconvertire le colture al biologico” per avere i pozzi​. L’associazione ha pubblicamente cantato vittoria sulla liberalizzazione delle concessioni, sottolineando come il pressing esercitato sia stato ascoltato dalle istituzioni regionali​​.

Implicazioni pratiche per le aziende agricole

Dal punto di vista operativo, cosa comportano queste novità per le aziende agricole pugliesi? Innanzitutto, si amplia la platea di imprese che possono aspirare ad aprire un nuovo pozzo o a rinnovare una concessione esistente nelle zone vulnerabili ai nitrati. In precedenza, un’azienda convenzionale che non intendeva convertirsi al biologico non aveva alcuna chance di ottenere l’acqua di falda legalmente, restando tagliata fuori (oppure costretta a tentare soluzioni illegali o precarie). Ora, invece, anche le aziende convenzionali possono accedere alle concessioni a patto di adottare pratiche integrate: questo significa, ad esempio, impegnarsi a utilizzare fertilizzanti entro le dosi sostenibili, seguire rotazioni e tecniche colturali meno impattanti, e sottoporsi a eventuali controlli sul rispetto di tali impegni. Molti agricoltori tradizionali potranno quindi continuare a coltivare i propri terreni senza stravolgimenti totali, ma mettendosi in regola con un percorso di sostenibilità graduale (come quello offerto dalla produzione integrata). È prevedibile che la misura stimolerà una maggiore adesione al SQNPI: l’incentivo di poter avere acqua a disposizione spingerà diverse aziende a certificarsi produzione integrata (marchio che tra l’altro valorizza i prodotti sul mercato). Già oggi Coldiretti registra un incremento di interesse verso il Quaderno di Campagna digitale e i disciplinari integrati, segno che gli agricoltori si stanno attivando per documentare al meglio le loro pratiche agronomiche sostenibili.

Per le aziende già biologiche, naturalmente, non cambia molto: avevano già diritto alle concessioni e continuano ad averlo (anzi, la norma resta pensata per favorire chi fa biologico, mantenendo questo regime come prima opzione). La vera differenza è per tutti gli altri: viene riconosciuto che esistono più modi di essere “sostenibili”, e che anche chi non è certificato bio può dare un contributo alla tutela dell’acqua. In concreto, un agricoltore che adotta l’integrato dovrà predisporre qualche adempimento aggiuntivo (analisi terreno, piani di fertilizzazione) ma in cambio ottiene la certezza giuridica di poter utilizzare un pozzo irriguo, risorsa oggi indispensabile.

Sul fronte delle opportunità, l’accesso all’acqua tramite concessione legale apre anche ad altri vantaggi collaterali. Come accennato, disporre di un decreto di concessione consente di partecipare a bandi del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) per finanziamenti su reti irrigue aziendali, laghetti di accumulo, efficientamento idrico, ecc., cosa preclusa a chi non ha un titolo formale sull’acqua. Inoltre, permette di ottenere carburante agevolato (gasolio agricolo a prezzo scontato) per azionare le pompe di emungimento: le normative sui carburanti agevolati richiedono infatti l’indicazione delle superfici irrigue e della fonte d’acqua utilizzata, e senza concessione non è possibile giustificare il consumo per irrigazione​. Tutto ciò si traduce in un maggior supporto economico complessivo all’azienda. Dunque, la nuova norma non solo amplia la disponibilità idrica, ma migliora le prospettive di accesso ad altri strumenti di sostegno al reddito agricolo.

Fonti: Bollettino Ufficiale Regione Puglia n.13/2024 (L.R. 42/2024 art.183); comunicati e note Coldiretti Puglia; dichiarazioni alla stampa (Terra&Vita, AgroNotizie, Rai News)